Call of Duty

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call of duty recensione teatro libero 2017

CALL OF DUTY – Fake Version di Tatiana Olear
Regia di Manuel Renga
Con Valerio Ameli, Sara Dho, Francesco Meola e Silvia Rubino
Scene e costumi Aurelio Colombo
Produzione TLLT e CHRONOS3

Dal 13 al 19 marzo 2017 al Teatro Libero

14 marzo 2017 – Il sonno di un ragazzo tormentato dagli incubi, l’incertezza di Elisa che ha sposato uno jihadista su internet, la diffidenza che divide due uomini armati in Ucraina e l’incomprensione di una bambina di fronte alla violenza: sono queste le storie che Tatiana Olear ha voluto intrecciare in un racconto che invita lo spettatore ad interrogarsi sui fatti, gli eventi di una realtà spesso distorta. Prerogativa dell’autrice e del regista è stata proprio quella di immortalare istanti di vita, senza mai offrirci un punto di vista o un giudizio chiaro sugli avvenimenti.

“Smettila di giocare a Call of Duty, vieni a combattere davvero” con queste parole lo Stato Islamico attira a sé nuove reclute. Call of Duty è, da alcuni anni, tra i videogiochi più apprezzati dai giovanissimi, che partecipano agli assalti storici della Seconda Guerra Mondiale e combattono a fianco degli Alleati o dell’Armata Russa.

Quattro interpreti sulla scena, in un sempre più convulso spostamento spazio-temporale, ci presentano gli otto personaggi della pièce. Originale e ben studiata è la scenografia, composta da tendine che recitano preghiere dal corano, immagini bibliche o illustrazioni che richiamano la psicoanalisi; è infatti ricorrente nella rappresentazione teatrale il tema onirico, che confonde i labili confini tra realtà e finzione.

La ricchezza di contenuti e la varietà di tematiche affrontate rappresentano senza dubbio una scelta coraggiosa dell’autrice, ma, in definitiva, lasciano forse troppo poco spazio a una più profonda analisi degli eventi, che invece sembra indispensabile.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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