Elvira

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elvira recensione piccolo teatro grassi 2016

ELVIRA (Elvire Jouvet 40) di Brigitte Jaques © Gallimard da Molière e la commedia classica di Louis Jouvet
Regia di Toni Servillo
Con Toni Servillo, Petra Valentini, Francesco Marino, Davide Cirri
Coproduzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, Teatri Uniti

Dall’11 ottobre al 18 dicembre 2016 – Piccolo Teatro Grassi

Un corpo leggero proteso in avanti con mani eleganti e sinuose irrompe sulla scena ora lentamente, ora con passo deciso, sussurrando: “Non siate sorpreso Don Giovanni di vedermi a quest’ora e da sola. È un motivo urgente che mi obbliga a questa visita, quel che ho da dirvi non tollera ritardi…”: inizia così il monologo dell’Atto IV, Scena VI del Don Giovanni di Molière ed è tutto intorno a questo monologo che si svolge Elvira, trascrizione della regista teatrale Brigitte Jaques delle sette lezioni di uno dei più grandi attori e registi francesi del Novecento, Louis Jouvet, a una giovane attrice ebrea, Claudia, che mai porterà sulla scena quella sua faticosa conquista teatrale.

Diretto e interpretato da Toni Servillo, affiancato da tre giovani interpreti, Petra Valentini nel ruolo di Claudia/Elvira, Davide Cirri (Léon/Sganarello) e Francesco Marino (Octave/Don Giovanni), Elvira porta il pubblico in un teatro chiuso, permettendogli di spiare il luogo sacro dello scambio tra maestro e allieva nel momento massimo della creazione e del confronto su quale debba essere il fine della vita e dell’arte.

Le sette lezioni di Jouvet – che vanno dal 14 febbraio al 21 settembre 1940 in una Parigi invasa dall’incalzare degli stivali nazisti e dei comandi degli ufficiali tedeschi di cui si sente l’angosciosa eco fuori scena sul finire delle lezioni – rappresentano una lotta terribile, una danza estenuante tra l’allieva brava e determinata e il maestro appassionato e intenzionato a distillare da lei la più pura arte recitativa, “armonia fra sentimento, frase e respirazione”.

Presupposto imprescindibile per tutto ciò, la disciplina e il duro lavoro. “Vi dico una cosa essenziale: ogni volta che avete la sensazione che una cosa vi viene facile, parlo di una cosa ottenuta senza sforzo, questo non è bene. L’esecuzione di una parte, quale che sia, comporta sempre qualcosa di difficile, di doloroso, qualcosa a cui deve prendere parte uno sforzo.

Ed è così che fra pause, tentennamenti, sfide e resistenze, critiche feroci e pretese irriducibili, silenzi, respiri, passi ora lenti, ora più veloci, mani protese, il maestro spinge l’allieva sull’orlo del precipizio laddove sbarazzarsi di ogni impedimento dell’io, di ogni piacere compiacente che nasce dal conoscere le proprie abilità, e dimentica di sé stessa, in uno spazio vuoto quasi mistico, finalmente nasce l’artista, interprete puro fra testo e mondo.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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