L’editore

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leditore recensione teatro out off 2016

L’editore dal romanzo di Nanni Balestrini
Adattamento Nanni Balestrini e Lorenzo Loris
Regia Lorenzo Loris
Con Daniele Cavone Felicioni, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Camilla Pistorello, Emilia Scarpati Fanetti, Matteo Vitanza

Dal 13 al 23 dicembre 2016 al Teatro Out Off – Milano

Sulla scena sei giovani intorno a un tavolo anatomico stanno facendo un’autopsia. Inizia così L’editore, l’ultimo spettacolo di Lorenzo Loris, tratto dal romanzo di Nanni Balestrini del 1989 e in prima nazionale al teatro Out Off. Proprio come un romanzo è il corpo rappresentato: ogni organo un foglio, girato da ogni parte dai personaggi che lo analizzano. Prologo dell’opera, ne è anche la summa: sulla scena l’unico protagonista è l’assente, l’editore Giangiacomo Feltrinelli, analizzato da diverse angolazioni, sezionato, raccontato, rimpianto da chi lo conobbe e condannato dalla stampa di allora e di oggi.

Tutto lo spettacolo è giocato su diversi piani recitativi e temporali: i sei protagonisti si sono incontrati per realizzare un’opera teatrale sulla vita e la morte dell’editore; se da una parte discutono razionalmente di come metterla in scena, dall’altra rappresentano già i personaggi, in un metateatro in cui agiscono e sono agiti contemporaneamente. Lo straniamento del doppio piano di lettura permette allo spettatore di comprendere come la morte di Feltrinelli sia da considerarsi uno spartiacque per la storia della grande rivolta di quegli anni, ma non solo: permette soprattutto di capire quanta sia la differenza tra i giovani di allora, disposti a dilaniarsi (metaforicamente e letteralmente) per rivoluzionare una realtà ingiusta, e quelli di oggi, incapaci di farlo perché rassegnati, senza speranza. Il climax emotivo dello spettacolo, infatti, è il malinconico canto della protagonista femminile, quando intona a cappella “Pugni chiusi, non ho più speranza, in me c’è la notte più nera”.

Lentamente, nel corso dell’opera, i personaggi di secondo livello acquisiscono sempre più potenza, energia e passione, mentre quelli di primo livello sbiadiscono, si svuotano, perdono valore. La realtà di allora, con il suo pathos (politico, professionale, sentimentale, variamente rappresentato dai diversi ruoli dei personaggi) è più vera della realtà di oggi, un occhio storico giudicante, sterile, che può fare proprie le cose solo una volta che sono morte: ‘troppo patetica’ viene infatti valutata la mise en abyme del passato comunista e partigiano. Ma la forza di questo passato travolge in realtà il piano temporale del presente, raggiungendo i picchi di coinvolgimento emotivo nelle scene del funerale dell’editore e del matrimonio di due compagni, un anacronismo che oggi non avrebbe spazio di esistere.

Il messaggio è la nostra abissale ignoranza sul passato recente: quel che sappiamo sulla vita e la morte di Feltrinelli è una confusa condanna filtrata dal messaggio fazioso dei media. Grande spazio è infatti dedicato alla stampa e alla sua manipolazione della realtà: dai molti titoli letti sulla scena, emerge il tentativo di ridurre la figura complessa, sincera, intensa dell’editore a uno stereotipo, un personaggio da ricondurre a schemi sclerotici. Ma è proprio così che rimane suggellato nel pensiero comune, un ricco annoiato che, per il gusto dell’eccentrico, si autodistrugge. Un Lapo Elkann degli anni ’70. La sua morte è sì uno spartiacque della nostra storia moderna, ma nel senso che rappresenta la fine della speranza di poter cambiare la realtà, perché la realtà è ciò che decide la maggioranza: l’editore si è dilaniato da solo, non è stato ucciso perché scomodo. Così si conclude lo spettacolo con l’arringa antifrastica di un democristiano che invita il pubblico, uscito da teatro, a rientrare serenamente nel sistema.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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