La Beatitudine

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la beatitudine recensione teatro franco parenti 2016

LA BEATITUDINE di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
Drammaturgia Riccardo Spagnulo
Con Giandomenico Cupaiuolo, Mino Decataldo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Lucia Zotti
Regia e spazio scenico Licia Lanera
Produzione Fibre Parallele
Coproduzione Festival delle Colline Torinesi, CO&MA Costing e Management e con il sostegno di Consorzio Teatri di Bari – Nuovo teatro Abeliano

Dal 6 al 18 dicembre 2016 al Teatro Franco Parenti – Milano

10 dicembre 2016 – “La nonna sotto il letto, il letto sotto l’occhio, l’occhio sopra la nonna”: fa ridere e commuove il nuovo lavoro di Fibre Parallele, tra i migliori giovani gruppi teatrali della scena italiana, vincitori del premio Hystrio-Castel dei Mondi 2011, Menzione speciale al Premio Pomodoro 2013 e Premio Ubu 2014 come miglior attrice under 35 a Licia Lanera per la sua interpretazione nella Celestina di Luca Ronconi.

In uno spazio unico e nero, 5 attori – anch’essi vestiti di nero – e un manichino, osservano il pubblico prendere posto, parlottano fra loro, fanno un cenno di saluto a qualcuno, sorridono. Quasi fosse il rituale di accoglienza di un funerale. Buio e lo spettacolo ha inizio. Sulla scena, schierati: Danilo Giuva, Lucia Zotti, Mino Decataldo, Giandomenico Cupaiuolo e Licia Lanera, che si presentano al pubblico con i loro stessi nomi.

A prenderci per mano per condurci nel loro mondo è Licia, trentadue anni, bilancia, nella sua realtà degli ultimi tempi, nulla che valga la pena di vivere. Probabilmente a causa di un aborto che ha raschiato via la vita dentro di lei. In tutti i sensi. Perché allora non cambiare le regole? Perché non creare una verità parallela, più reale della realtà, in cui tutto ciò che si è perduto, tutto ciò che ci è stato sottratto e non esiste più, è invece vero e reale? Per Licia questa nuova realtà ha un nome: Cosimo, un bambolotto di plastica di sei anni, cui dare da mangiare e da cambiare almeno una volta al giorno altrimenti la pelle-plastica si rovina. Le fa eco il marito Giandomenico, trentotto anni, ariete, da mesi senza lavoro, da mesi in casa in pigiama, da mesi bandito dalla vita e dalle cosce di Licia, cui non rimane altro che insegnare le tabelline al bambino-manichino e reggere la menzogna. Malamente.

A questo primo quadro, se ne affianca un altro, costituito da un’altra coppia disfunzionale formata da Lucia, settantanove anni, tipica madre barese, pratica, autoritaria e puritana, e suo figlio Danilo, trentasei anni, costretto sulla sedia a rotelle e sommerso dalle attenzioni materne. Tra battibecchi, pettegolezzi e barriere architettoniche da superare, la loro vita scorre piatta. Anche loro soffrono dello stesso malessere, anche loro vorrebbero una vita diversa. Ed è così che queste due infelicità si muovono e si riflettono malinconiche l’una nell’altra fino a toccarsi e inevitabilmente scontrarsi in una danza di amore e di guerra. Su tutti incombe lo sguardo sinistro e truffaldino di un mago cialtrone, Cosma Damiano, che muove le fila delle loro misere esistenze fino al disastroso epilogo finale. Solo nel desiderio forse, e nel piacere vibrante del corpo, è possibile assaporare un attimo di felicità, un momento di pura beatitudine, prima di essere reinghiottiti dal buio.

Ora… come sempre, le storie sono le stesse: amore, sesso, tradimento. È come le si racconta che fa la differenza. E questi ragazzi sono proprio bravi, l’energia di Licia Lanera e Lucia Zotti intensa, il testo di Riccardo Spagnulo malinconicamente divertente e scanzonatamente poetico. Assolutamente da non perdere.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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