Masculu e Fìammina

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masculu e fiammina recensione teatro studio melato 2016

Masculu e Fìammina di e con Saverio La Ruina
Collaborazione alla regia Cecilia Foti
Musiche originali Gianfranco De Franco
Produzione Scena Verticale

Dal 13 al 18 dicembre 2016 al Piccolo Teatro Studio Melato – Milano

Un flusso ininterrotto di pensieri in dialetto calabrese, una lingua dura, piena di suoni ruvidi e impervi che si rompono in mille respiri, pause, aspirazioni. Una lapide, quella della madre, ricoperta di neve, dove tornare ogni pomeriggio. E una confessione. Mai osata prima. Per pudore. Per imbarazzo. Quella di essere un masculu fiammina, ossia un masculu a cui piacciono i masculi. Masculu e fìammina è l’ultimo lavoro del pluripremiato Saverio La Ruina, fondatore con Dario De Luca e Settimio Pisano della compagnia calabrese Scena Verticale.

La storia è quella di Peppino, un uomo mite, tra i 55 e i 60 anni, solo, cresciuto e vissuto in un piccolo paese di provincia, la cui esistenza è stata marchiata a sangue da una parola: “ricchiùn”. Scoprire di essere omosessuale in quell’estremo Sud dove omosessualità vuol dire essere malati e sputi e insulti nella migliore delle ipotesi, non lascia altre alternative che nascondersi, dissimulare, fidarsi poco solo di pochissimi, trattenere sempre. Tutto dentro: la difficoltà a prendere coscienza di sé, la vergogna e il senso di inadeguatezza, il tumulto della prima volta, la scoperta del grande amore, l’angoscia di non potere essere se stesso alla luce del sole, l’orrore e la violenza dell’odio. Tutto inconfessato. Anche a quella madre che, con infinito amore e silenzioso rispetto, aveva capito e non giudicato. Perché non ci vuole l’istruzione, ma il rispetto per capire.

A questa madre, così affettuosa e comprensiva, in questo luogo silenzioso, solo ora, Peppino finalmente riesce a raccontare con una libertà mai sperimentata prima, i palpiti del suo cuore, le scoperte effimere, le infinite complicazioni e le svolte drammatiche della sua vita. Con il rammarico di non aver trovato l’occasione di farlo quando era ancora in vita. E con il sospetto, leggero, sospeso, per nulla casuale, di una qualche inafferrabile distonia che forse ha segnato per sempre il suo destino.

E questa confessione, delicata, pacata, quasi contemplativa, con picchi dissacranti di autoironia, diventa fin da subito una sorta di bilancio da cui emerge forte e chiaro un messaggio: solo l’amore e il rispetto, insieme al sesso, possono costruire le basi di una vera unione.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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