Minetti

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Minetti|Ritratto di un artista da vecchio di Thomas Bernhard
Traduzione Umberto Gandini
Regia Roberto Andò
Con Roberto Herlitzka, Verdiana Costanzo, Matteo Francomano, Nicolò Scarparo, Roberta Sferzi, Vincenzo Pasquariello
Produzione Teatro Biondo Palermo

Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2017 al Piccolo Teatro Grassi – Milano

31 gennaio 2017 – È la notte di San Silvestro. Un vecchio attore torna dopo trentadue anni in un albergo sulla costa atlantica. È vestito con un lungo cappotto invernale, un cappello a larghe tese, un ombrello. Tutto ciò che ha, è rinchiuso in una vecchia valigia che lo segue ovunque. Il vecchio attore aspetta il direttore di un teatro che gli ha offerto di tornare in scena con il Lear, ruolo con il quale ha iniziato la sua carriera. Fuori infuria una bufera di neve.

Scritto nel 1976 da Thomas Bernhard, “Minetti, ritratto di un’artista da vecchio”, in scena al Piccolo di Milano su regia di Roberto Andò e con il grande Roberto Herlitzka nei panni dell’attore tedesco, è uno dei testi più straordinari del Novecento, custode di un rancore solitario, del rimuginare vano della vecchiaia, di un risentimento lontano che a tratti si stempera nel compiacimento narcisistico, a tratti si impenna contro questo mondo “che pretende di essere divertito e invece va turbato, turbato, turbato”.

La scena si apre appunto sull’atrio dell’albergo dove una cliente, avvenente e decisamente ubriaca, si lascia andare alla descrizione della serata che l’aspetta: due bottiglie di champagne da scolarsi nella solitudine della sua camera, indossando la maschera di una scimmia. Proprio la maschera è uno dei temi chiave dell’intera opera. L’albergo dove Minetti consuma la sua attesa è attraversato da figure mascherate. Nella valigia, Minetti porta una maschera, quella di Re Lear, disegnata appositamente per lui da Ensor in persona. E la maschera carnevalesca, priva di qualsiasi raffinatezza, è il tratto distintivo del pittore belga che la utilizzò per sottolineare il lato più brutale e deforme dell’umanità.

La riflessione profonda è dunque quale debba essere il ruolo dell’arte e dell’attore rispetto alla società, al mondo, all’umanità. Per Bernhard/Minetti, la risposta è chiara: l’attore deve provocare, scandalizzare, creare disgusto e dissenso. Deve evitare di cedere e di compromettersi con il gusto del pubblico. Bisogna andare sempre nella direzione opposta, anche a costo di rimanere soli e senza temere il dileggio e la derisione. Ma tutto ciò non avviene impunemente. Contro Minetti, accusato di aver tradito il teatro a causa del suo rifiuto della cultura classica, viene intentato un processo che determina il suo ritiro dalle scene e ha il paradossale effetto di inchiodarlo per sempre alla figura di Lear. Non c’è dunque via di scampo. E non c’è salvezza. Dopo aver ingoiato svariate pillole e indossato la maschera di Lear, Minetti lascia che la tormenta lo inghiotta, gesto estremo che compie fino in fondo la natura stessa dell’arte drammatica.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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