Orphans

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orpheans recensione elfo puccini 2016

ORPHANS di Dennis Kelly
Regia di Tommaso Pitta
Con Monica Nappo, Paolo Mazzarelli e Lino Musella

Dal 12 al 30 ottobre 2016 al Teatro Elfo Puccini – Milano

22 ottobre 2016 – Quattro momenti drammaturgici, tutti intorno a un tavolo che ruota fino a coprire i quattro angoli dell’impianto scenico. Tre personaggi: un fratello, una sorella, il marito di lei. Un figlio piccolo lo tiene qualcuno. Un altro in arrivo. Forse. Una grande finestra e la minaccia lì fuori.

Il testo di Dennis Kelly, pluripremiato drammaturgo inglese, si apre su una tranquilla e domestica cena di coppia: Danny e Helen sono pronti per una serata romantica, quando su di loro piomba improvvisamente Liam, il fratello di lei, la maglietta sporca di sangue. In evidente stato di shock, Liam sostiene di aver trovato un ragazzino accoltellato per strada e, non sapendo cosa fare, di averlo abbracciato prima che quello si alzasse e scappasse via. Ma sottoposto a domande incalzanti, il racconto di Liam mostra delle falle e pian piano si fa avanti il sospetto che le cose non siano andate proprio così.

La violenza e la natura della paura, in particolare la paura dell’altro che non conosciamo, asiatico o pakistano, quella paura che ci spinge a chiudere porte e finestre del nostro piccolo nucleo familiare, sono i temi centrali del testo di Kelly, presentato per la prima volta al Fringe Festival di Edimburgo e arrivato a Milano, grazie a un progetto di Monica Nappo, prodotto da Marche Teatro con Il Teatro dell’Elfo e diretto da Tommaso Pitta. Allora è così che s’è ridotto il mondo al giorno d’oggi? Chi conosciamo e chi non conosciamo?, chiede Danny in uno dei suoi repentini moti di coscienza ed Helen risponde “Si, proprio, Danny. Oggi. Al giorno d’oggi. Al giorno d’oggi il mondo è ridotto esattamente così. Chi conosciamo, e chi non conosciamo. Mi dispiace.

E così, in un’atmosfera cupa e serratissima ritmata da confessioni e voltafaccia, interrogatori e manipolazioni, si giocano le evoluzioni dei personaggi studiati al millimetro nei toni di voce, nelle posture, nei movimenti, nelle dinamiche pulite e sobrie che si svolgono attorno al tavolo. Scombussolano un bel poí le manovre goffe di Helen/Monica Nappo, con se stessa e con gli altri, pur di scagionare il fratello fino a incepparsi in una terrificante maschera di orrore; arriva forte e chiara allo stomaco la dicotomia fragilissima e violentissima di Liam/Lino Musella; inganna e disillude la natura ambigua di Danny/Paolo Mazzarelli tra senso morale e codardia fino all’insospettabile esito finale. Quale il messaggio? Che per salvarsi, anche le classi medie, ben educate sono capaci di azioni ripugnanti?

A vedere lo spettacolo ero con un’amica. Ognuna di noi ha preso di punta un personaggio della coppia. Liam no, perché era talmente tanto vittima e carnefice che non necessitava di ulteriore aiuto. Ma loro due, la coppia, mmmmm, loro due… ti tiravano i ceffoni dalle mani! Lei con la sua ostinata, macchinosa difesa a oltranza, lui con le sue impennate di moralità puntualmente vigliaccamente disattese. Forse entrambi riflesso di qualche parte di noi che avrebbe dovuto essere o sarebbe stato meglio non fosse, che lascia soli di fronte alla domanda “Io che cosa avrei fatto?

Ma una risposta la dà: quella minaccia, che a tutti i costi vogliamo chiudere fuori dalla porta, è dentro casa.

Ed è la paura a darle forma.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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