Pinocchio

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pinocchio recensione teatro strehler 2017

Pinocchio da Carlo Collodi
Drammaturgia Antonio Latella, Federico Bellini, Linda Dalisi
Regia Antonio Latella
Personaggi e interpreti (in ordine alfabetico)
Arlecchino/Gatto/Padrone del Carro: Michele Andrei
Fata/Maestro Ciliegia/Donnina/Tonno: Anna Coppola
Pulcinella/Volpe: Stefano Laguni
Pinocchio: Christian La Rosa
Grillo: Fabio Pasquini
Musico: Matteo Pennese
Colombina/Pulcino/Merlo/Ostessa/Grosso Colombo/Lumaca: Marta Pizzigallo
Geppetto/Mangiafuoco/Giudice/Pescatore Verde/Padrone del Circo: Massimiliano Speziani

Dal 19 gennaio al 12 febbraio 2017 al Piccolo Teatro Strehler – Milano

21 gennaio 2017 – Notte. Un tronco domina la scena imponente sulla destra. Un gong – all’occorrenza porta – e una fisarmonica incapace di suonare, gli fanno da contraltare sulla sinistra. Riccioli di legno piovono leggeri e soffici dal cielo. Sono trucioli da spazzare via, trucioli da mangiare, mucchi di trucioli su cui adagiarsi o sotto cui nascondersi. Si apre così Pinocchio, prima regia di Antonio Latella in una produzione del Piccolo Teatro, e lo spettatore è subito portato in un mondo immaginario dove ricreare con la fantasia ciò che viene solo evocato, ma non si vede. Come il naso che si allunga, reso vivo, quasi tangibile, da semplici movimenti della mano e brevi suoni vocali.

Punto di partenza del lavoro di Latella, il testo di Collodi e la ricerca di qualcosa di nuovo, mai visto, che spinge il regista di Castellamare di Stabia appena nominato alla direzione del Settore Teatro della prossima Biennale di Venezia, a passare al setaccio le infinite successive interpretazioni, andatesi depositando nella memoria collettiva in oltre 135 anni di successive rielaborazioni tra cui quelle di Disney, Luigi Comencini e Roberto Benigni.

La storia prende il via con la nascita insolita e bizzarra di un burattino vivo, da un ciocco di legno. Un burattino vivo e turbolento con una curiosità irrefrenabile che lo porterà ora a imbattersi nelle ire di Mangiafuoco per aver interrotto lo spettacolo, ora a cadere tra le grinfie del Gatto e della Volpe che, per derubarlo, lo convinceranno a piantare monete nel Paese dei Barbagianni’ affinché si moltiplichino. A nulla servirà l’essere stato persino impiccato, Pinocchio sarà pronto nuovamente a perdersi in una nuova avventura.

Ed è proprio passando attraverso queste esperienze terribili e tremendissime, in un’esplorazione continua che è anche esplorazione del linguaggio tra suoni e parole nuove e antiche che s’impennano e squarciano l’aria, che Pinocchio scoprirà le lacrime e attraverso il dolore, si farà carne e ossa. Fino a quando, inghiottito da un pescecane, lo stesso che qualche anno prima aveva ingoiato Geppetto, padre e figlio non si ritroveranno l’uno di fronte all’altro in un confronto, anche verbale, diverso e più consapevole, finalmente privo di bugie e di qualsiasi menzogna.

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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