Week End

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week end recensione elfo puccini 2016

WEEK END di Annibale Ruccello
Regia di Luca de Bei
Con Margherita Di Rauso, Giulio Forges Davanzati, Lorenzo Grilli

Dal 13 al 18 dicembre 2016 al Teatro Elfo Puccini – Milano

Aveva solo 27 anni Annibale Ruccello quando nel 1983 vinse il premio Idi under 35 con Week End, da tutti considerata la sua opera più matura, anche se la meno frequentata. A riportarla in scena da qualche anno la regia di Luca De Bei in questi giorni all’Elfo Puccini.

Protagonista della commedia è Ida, una professoressa di origine meridionale, zitella e zoppa, trasferitasi a Roma dove si guadagna davivere insegnando e dando ripetizioni private al giovane e goffo figlio della fruttivendola, Marco, che non è l’unico frequentatore della casa. Terminata la lezione, infatti, l’arcigna e bigotta professoressa si trasforma in una languida e sensuale mangiatrice d’uomini. Basta una telefonata con la scusa pretestuosa della caldaia rotta ed ecco che appare Narciso, rozzo e sanguigno idraulico di periferia con cui intreccia una breve e torbida relazione che prosegue per tutto il week end. Nel frattempo, Marco, che ha lasciato un topolino di peluche sotto il tappeto, si affaccia alla finestra dell’insegnante per spiare le conseguenze del suo scherzo e scopre i giochi proibiti dei due amanti. Il lunedì pomeriggio, quando il ragazzo torna per le ripetizioni, Ida gli fa confessare di averla spiata e seduce anche lui. Qualche ora più tardi, la telefonata della madre di Marco, preoccupata perché lui non è ancora tornato a casa, le causa un crollo nervoso che la fa vacillare in una sorta di allucinazione tra realtà e immaginazione.

In un affascinante miscuglio tra quotidianità, ricordi lontani, nuovi sogni e vecchi incubi, Week End ci racconta la storia di una donna fragile, travolta dalla solitudine e dal terrore del giudizio altrui, in bilico tra realtà e sogno, sogno e incubo, fino a condurci ai confini più deboli della sua mente dove, temendo d’essere stata scoperta, inizia il delirio che fa riaffiorare alla memoria antichi orrori familiari.

Bellissimo il monologo-incubo finale in cui la grande Margherita Di Rauso/Ida, in un concitato quadro di alternanze emozionali, tra giochi di specchio e cambi di personalità, racconta la favola della “signora cu lu zampone” che le ripeteva la mamma quando lei, da piccola, s’intestardiva e non voleva mangiare.

Margherita Di Rauso: finalista miglior attrice protagonista Maschere del teatro italiano 2014
Giulio Forges Davanzati: finalista miglior attore emergente Maschere del teatro italiano 2016

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Babi Campi Falcone

Babi Campi Falcone

Mi occupo di teatro da una decina di anni e lavoro nell'ambito della comunicazione da qualche anno in più. Mi piace fotografare volti per strada. Mi piace costruire mobili. E mi piace leggere. Da Ariosto a Philip K. Dick, da Pinter a John Patrick Shanley. Ultimamente e inspiegabilmente - anche qualche libro sulla fisica quantistica e la teoria dell'universo olografico. Tra i viaggi più belli, 10 anni di psicoanalisi junghiana...

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